Luca Manes, responsabile della comunicazione dell’associazione ReCommon

Sin dal 2021, Eni ha alzato il tiro contro ReCommon e alcuni suoi esponenti con varie intimidazioni e citazioni legali. Nel dicembre di quell’anno ENI ha cercato di bloccare Report RAI dal mandare in onda un’intervista ad Antonio Tricarico in una puntata sul processo Nigeria per corruzione internazionale, dopo l’assoluzione dell’azienda e dei suoi manager. Per l’Eni Antonio non era autorevole e non andava intervistato. Ma Report è andata avanti. Come reazione alla causa climatica mossa da ReCommon e Greenpeace Italia contro l’azienda nel maggio 2023 dinanzi al Tribunale civile di Roma, Eni ha citato le due organizzazioni a una mediazione obbligatoria in sede civile nell’estate dello stesso. La richiesta era di non usare più alcuni termini, quali “crimine climatico”, associati all’azienda. La multinazionale ha poi mosso una causa in tribunale l’anno seguente rivolta principalmente contro Greenpeace Italia e Olanda per una pubblicazione sulle probabili morti premature future associate alle emissioni di Eni di oggi. La causa è ancora in corso.

Come reazione alla causa climatica mossa da ReCommon e Greenpeace Italia contro l’azienda nel maggio 2023 dinanzi al Tribunale civile di Roma, Eni ha citato le due organizzazioni a una mediazione obbligatoria in sede civile nell’estate dello stesso. La richiesta era di non usare più alcuni termini, quali “crimine climatico”, associati all’azienda. La multinazionale ha poi mosso una causa in tribunale l’anno seguente rivolta principalmente contro Greenpeace Italia e Olanda per una pubblicazione sulle probabili morti premature future associate alle emissioni di Eni di oggi. La causa è ancora in corso.

Nel frattempo nell’autunno 2024 ad Antonio Tricarico è stata notificata un’indagine penale della procura di Roma sulla base di una denuncia di Eni per presunta diffamazione a mezzo stampa (sì, questa è ancora un reato in Italia!) per un’intervista rilasciata sempre a Report RAI in una puntata sul caso Regeni. L’anno seguente è arrivata anche una citazione per una mediazione obbligatoria in sede civile nei confronti di Antonio, la RAI, Sigfrido Ranucci e il giornalista Daniele Autieri per altre due interviste rilasciate da Antonio nel novembre e gennaio 2025 riguardo agli affari di Eni in Egitto e Repubblica del Congo. Nel corso della mediazione a fine anno si è raggiunto un accordo con cui Eni ha rinunciato ad ogni richiesta di danni da Antonio e ReCommon e ritirato anche la denuncia penale.

Si era appena chiuso l’accordo di mediazione che ecco l’ennesimo episodio di questa saga infinita di liti temerarie e molestie legali del cane a sei zampe nei confronti di ReCommon. Per l’ennesima volta un’intervista rilasciata da un rappresentante dell’associazione alla trasmissione di RAI 3 Report è oggetto di un’azione legale da parte di Eni. Lo scorso marzo, infatti, i legali di Eni hanno notificato a ReCommon la richiesta di avvio di una mediazione obbligatoria in sede civile per presunta diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo e dei social media, derivante dalle dichiarazioni rese da Eva Pastorelli di ReCommon durante la trasmissione Report dello scorso 14 dicembre e riprese nell’articolo comparso sul sito dell’associazione in data 18 dicembre 2025 e nella successiva replica del 5 febbraio 2026. Pastorelli aveva detto che «ENI ha all’attivo due partnership con società o istituzioni israeliane: la prima con il ministero dell’energia israeliano, che il 29 ottobre 2023 ha assegnato licenze di esplorazione al largo delle coste di Gaza a due consorzi di compagnie energetiche nazionali. 

La seconda partnership ENI l’ha stabilita con una società israeliana di nome Delek Group che si trova nella lista nera delle Nazioni Unite perché opera nei Territori Palestinesi occupati e opera illegalmente in questi».Secondo ENI, che contesta in particolare il fatto della reale assegnazione delle licenze, il valore della controversia che si intende avviare può arrivare fino a 800.000 euro e le dichiarazioni “diffamatorie” di ReCommon andrebbero rimosse in quanto avrebbero alimentato sentimenti di odio e ostilità verso ENI e i suoi dipendenti, mettendo addirittura in serio pericolo l’incolumità dei lavoratori operanti in Italia e all’estero e delle loro famiglie. La mediazione obbligatoria fa seguito a una analoga diffida con richiesta di rettifica recapitata a inizio gennaio 2026 e a cui ReCommon ha risposto punto su punto sul suo sito web.  

ReCommon ha ribadito che le affermazioni sulla assegnazione delle licenze esplorative del Blocco G erano suffragate da una comunicazione apparsa sul sito del ministero dell’Energia israeliano e su organi di stampa (Times of Israel e Reuters), l’associazione aveva anzi riportato anche su un articolo comparso sul suo sito web l’intenzione espressa da ENI in risposta alla sollecitazione di Report “di non essere coinvolta in attività nell’area nel futuro”. Negli ultimi giorni dello scorso marzo, un articolo apparso sul quotidiano finanziario israeliano Globes riportava la notizia che ENI era uscita dal consorzio costituito per le attività di esplorazione del tratto di Mar Mediterraneo all’interno della zona economica esclusiva palestinese. Sollecitata da vari organi di stampa, la multinazionale italiana ha avvalorato la notizia, dichiarando quanto segue: «ENI conferma il suo ritiro dal consorzio aggiudicatario del ‘Blocco G’ deciso nel quadro della razionalizzazione e diversificazione strategica delle proprie attività upstream e prende atto della decisione degli altri membri del consorzio di completare il processo di aggiudicazione»

In merito alla relazione di ENI con Delek Group, ReCommon ha già ribadito che la locuzione “lista nera” è stata usata più volte in ambiti giornalistici, e che in ogni caso la lista stilata dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani comprende la stessa Delek Group ed evidenzia come le attività della società israeliana abbiano “sollevato particolari preoccupazioni in materia di diritti umani”. 

Questo punti, archiviata la fase della mediazione, Recommon è pronta ad affrontare un’eventuale nuova citazione in giudizio da parte di ENI, certa di non avere diffamato in alcun modo la multinazionale petrolifera, ma di aver solo riportato dei fatti.


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