di Teresina Caffi,  missionaria saveriana in Camerun

A Garoua, nel nord del Camerun, nell’ambito della Commissione Diocesana Giustizia e Pace e del CODAS (Comitato Diocesano per le Attività Sociali e Caritas), l’avvocato Aristide Assassa Toumba, Vice Coordinatore, è impegnato ad accompagnare bambini, giovani e adulti non registrati all’anagrafe ad ottenere certificati di nascita. Gli abbiamo posto alcune domande.

Qual è l’entità del problema della mancanza di documenti di nascita validi a Garoua?

Il problema è particolarmente grave nella regione del nord del Camerun, compresa Garoua e le aree rurali circostanti. Nonostante gli sforzi del governo, una parte significativa di bambini e giovani non possiede ancora un certificato di nascita. Questa situazione riguarda principalmente le famiglie vulnerabili, gli sfollati interni, i bambini con disabilità e le ragazze. In diverse località in cui operiamo, osserviamo che molti bambini raggiungono l’età scolare o addirittura l’età adulta senza un documento di identità valido. Questo rappresenta un vero problema di cittadinanza e tutela.

Perché queste persone non s sono ancora state registrate?

Il problema è particolarmente grave nella regione del nord del Camerun, compresa Garoua e le aree rurali circostanti. Nonostante gli sforzi del governo, una parte significativa di bambini e giovani non possiede ancora un certificato di nascita. Questa situazione riguarda principalmente le famiglie vulnerabili, gli sfollati interni, i bambini con disabilità e le ragazze. In diverse località in cui operiamo, osserviamo che molti bambini raggiungono l’età scolare o addirittura l’età adulta senza un documento di identità valido. Questo rappresenta un vero problema di cittadinanza e tutela.

Quali sono le conseguenze della mancanza di un certificato di nascita?

L’assenza di un certificato di nascita ha numerose conseguenze: difficoltà all’iscrizione scolastica; impossibilità di sostenere esami ufficiali; difficoltà nell’ottenere la carta d’identità nazionale e nell’accedere a determinate cure o a programmi sociali; maggiore vulnerabilità di fronte ad abusi, allo sfruttamento o ai matrimoni precoci; esclusione amministrativa e sociale. Senza un certificato di nascita, il bambino diventa praticamente invisibile alle autorità.

In particolare, quale impatto ha questa mancanza sulla vita dei minori in carcere?

L’assenza di certificati di nascita per i minori detenuti rappresenta un grave problema. Non essendo in grado di dimostrare la propria vera età, possono essere collocati insieme agli adulti, nonostante la legge preveda un trattamento specifico per i minori. Questa situazione si è verificata durante la crisi post-elettorale: alcuni minori sono stati incarcerati nel carcere centrale di Garoua come adulti a causa della mancanza di certificati di nascita. Inoltre, ciò complica il loro accesso a determinate misure di tutela giudiziaria, alla giustizia riparativa o ad alternative alla detenzione. Infine, incide sul loro reinserimento sociale dopo la detenzione.

Cosa ha spinto la Commissione diocesana di Garoua per la Giustizia e la Pace ad affrontare questo problema?

La Commissione diocesana di Garoua per la Giustizia e la Pace si impegna a promuovere i diritti umani, la dignità umana e l’accesso alla giustizia. Il diritto all’identità è un diritto fondamentale. Senza un’identità legale, molti altri diritti diventano difficili da esercitare. Il nostro impegno nasce dalla constatazione che molti bambini venivano esclusi dal sistema scolastico o dalla vita sociale semplicemente perché sprovvisti di certificato di nascita. Abbiamo quindi ritenuto necessario intervenire.

Come avete proceduto ?

Il nostro approccio si basa su diverse fasi: sensibilizzazione della comunità; identificazione dei bambini sprovvisti di certificato di nascita; raccolta della documentazione necessaria; compilazione dei fascicoli; assistenza legale in tribunale per il rilascio di certificati di nascita supplementari; collaborazione con i comuni e l’Ufficio Nazionale di Stato Civile (BUNEC); e monitoraggio dell’intero processo fino al rilascio ufficiale dei certificati. Lavoriamo a stretto contatto con le comunità.

Quali metodi utilizzate ?

Utilizziamo diversi metodi: campagne di sensibilizzazione delle comunità; trasmissioni radiofoniche; mobilitazione di referenti locali; collaborazione con i comuni; partenariato con il BUNEC; assistenza legale e incontri con i leader comunitari e religiosi. La radio è oggi uno strumento importante per la sensibilizzazione.

Quali sono i risultati?

I risultati sono incoraggianti. Negli ultimi tre anni, abbiamo contribuito al rilascio di oltre 3.000 certificati di nascita tramite certificati di nascita supplementari in diversi dipartimenti della regione Nord (Mayo-Louti e Bénoué). Nell’ambito del progetto attualmente in corso, sostenuto dall’Organizzazione Internazionale della Francofonia, sono già stati identificate diverse centinaia di bambini e oltre 400 casi sono già al vaglio dei tribunali. Abbiamo inoltre rafforzato le competenze degli ufficiali di stato civile comunali.

Il lavoro è terminato ?

No, il lavoro è tutt’altro che terminato: il bisogno rimane immenso. Ogni giorno vengono identificati nuovi casi. Il nostro obiettivo non è solo quello di recuperare il ritardo accumulato, ma anche di prevenirne di nuovi rafforzando la registrazione sistematica delle nascite.

Quali sono i vostri progetti futuri a questo proposito?

I nostri piani prevedono di intensificare le campagne di sensibilizzazione; estendere gli interventi ad altri comuni; rafforzare la collaborazione con i tribunali; sviluppare la digitalizzazione dei dati; intensificare l’attività di advocacy per migliorare il sistema; e fornire maggiore formazione agli attori locali. Vogliamo dare un contributo duraturo alla riduzione del numero di bambini senza identità legale.


Lei menzionava la difficoltà di mantenere l’impegno dei volontari del vostro staff anche dopo la fine dei finanziamenti: può spiegare meglio?

Certamente. Gran parte del nostro lavoro si basa sui referenti della comunità, sui leader locali e sui volontari, che svolgono un ruolo fondamentale nell’identificazione, nella mobilitazione e nel supporto delle famiglie. Tuttavia, il loro impegno richiede tempo, energia e talvolta anche spostamenti personali. Quando i finanziamenti terminano, mantenere questo slancio diventa difficile. La sfida, quindi, è quella di costruire una motivazione duratura basata sul coinvolgimento della comunità, sul riconoscimento sociale e sulla titolarità locale, in modo che l’azione prosegua anche oltre la conclusione dei progetti. Per questo motivo stiamo lavorando sulla sostenibilità e sull’istituzionalizzazione dei meccanismi comunitari.


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